Ricordare è importante, come afferma Papa Francescofare memoria fa bene al cuore, rafforza la fede e porta alla gratitudine. Fare memoria di un evento non significa semplicemente averne un ricordo; significa anche e soprattutto sforzarci di comprendere qual è il messaggio che esso rappresenta per il nostro oggi, così che la memoria del passato possa insegnare al presente e divenire luce che illumina la strada del futuro.”

In questo breve intervento vogliamo offrire il nostro semplice contributo come “Centro Speranza” di Fratta Todina per ringraziare e ricordare il dottore Edoardo Cantadori. Per noi è stato una “bella persona” un uomo da non dimenticare, che ci ha lasciato una significativa eredità per il suo immenso contributo professionale ed umano, scientifico e di guida sicura.

Ci sono esperienze che lasciano il segno.
Ci sono persone che ti entrano dentro.
Ci sono incontri che ti trasmettono tanto.
Ci sono nomi che ti riecheggiano accanto
che nei cuori di chi li ha conosciuti veramente riaccendono valori e ricordi continuamente.

A distanza di 10 anni vogliamo ricordare con cuore grato il Dottore Edoardo Cantadori, per i doni che da lui abbiamo ricevuto e per ciò che ha lasciato di sé nel nostro cammino, nel nostro servizio e lavoro.

Il Centro Speranza fin dalla sua nascita si è ispirato alla metodologia del “trattamento pedagogico globale” con Vittorina Gementi, la quale nei primi anni ci ha incoraggiato, sostenuto e guidato e successivamente con il dott. Cantadori il quale ci ha fatto dono della sua supervisione annuale fino a maggio del 2011, appena qualche mese prima della sua scomparsa.

Grazie a Vittorina e al Dottore siamo riusciti a consolidare nel tempo le basi fondamentali del nostro servizio. Loro ci hanno insegnato l’importanza e l’essenzialità che “ogni operatore debba mettere al centro del proprio intervento educativo-riabilitativo la persona nella sua interezza”.

Un tempo regalato e prezioso!

È ben vero che chi ha conosciuto il dottore Edoardo Cantadori ha di lui ricordi personali, avendo avuto il privilegio di incontrarlo in occasione di una delle sue supervisioni annuali. Il dottore è stato un dono per tutti gli operatori del Centro Speranza che lo hanno conosciuto. Una persona che ha avuto una incisione non indifferente nel nostro operato educativo e riabilitativo, sia come professionista che come uomo: sensibile appassionato della ricerca e della conoscenza, della vita e delle cose belle, rispettoso delle persone e in modo particolare di quelle più deboli e fragili, accogliente con le famiglie e con gli operatori, capace di ascolto attento e di empatia.

Vogliamo far giungere a voi tutti della Casa del Sole, operatori e familiari, un tributo di apprezzamento «ad un grande professionista che tanto si è speso per il bene altrui».

Condividiamo alcune brevi testimonianze di educatori e terapisti che lavorano presso il Centro Speranza e che hanno conosciuto il dottore Cantadori.

Nel cuore di ognuno si trova sempre un angolo riservato ai ricordi, alle esperienze che hanno lasciato in noi una traccia. Ciò che mi ha inciso della testimonianza di Vittorina Gementi e successivamente del dottore Cantadori, ed improntò in seguito la mia vita a livello professionale, fu quel loro modo di “guardare”, di considerare i bambini e i ragazzi: “l’accento era posto sulle risorse della persona con disabilità e non sui loro aspetti carenziali; vorrei dire anzi che l’impostazione era: “considerare la persona disabile come risorsa ed occasione di crescita (umana, esperienziale, affettiva, educativa e spirituale ….) per il bambino e per noi”. Questa considerazione mi conduce ad una ulteriore riflessione. “Guardare negli occhi” chi abbiamo di fronte, qualsiasi sia la condizione in cui egli si dovesse trovare, è un primo e semplice gesto di prossimità che ci apre alla possibilità di riconoscerlo simile e al tempo stesso “altro” da noi.

Dalla vicinanza al dottore, ho potuto percepire che “il suo guardare era un gesto che implica una intenzionalità, diverso da un semplice vedere che al contrario non sempre arriva a muovere la volontà e il cuore”. La stessa Madre Speranza mi insegna che l’attenzione va rivolta a tutto l’uomo, per partecipare, con lui, a quella sua particolare situazione. In uno dei suoi scritti si legge: “Se vi capita di trovarvi con una persona oppressa dal dolore fisico o morale, non cercate di soccorrerlo o fargli un’esortazione senza prima aver rivolto uno sguardo di compassione[1]. Il pensiero di Cantadori lo ritrovo anche nel pensiero fenomenologico di Edith Stein[2] la quale riconosce nell’empatia la capacità di “interessarsi veramente dell’altro, del suo valore, della sua persona”, ella definisce l’empatia come “atto d’amore”. Il dottore è riuscito a comunicarci questo grande insegnamento attraverso la sua umanità e professionalità.

Mi sembra necessario sottolineare un ulteriore principio che ha caratterizzato la professionalità del dottore e che ha guidato il suo modo di vedere e di agire: la scientificità. Essa si pone come strumento del sapere e del progresso in funzione del bene dell’uomo e ciò, sottolineava il dottore, implica “professionalità”. Non vuoto e asettico tecnicismo o prestazione, ma come strumento privilegiato del servizio, del “prendersi cura dell’altro”, per essere più vicini all’uomo nella sua condizione di bisogno e di promozione umana.

Suor Graziella Bazzo eam
Coordinatrice Centro Speranza

 

 

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Poter esprimere un pensiero sulla persona, l’umanità del dottor Cantadori è per noi motivo di gioia e commozione. La vivacità dei suoi occhi azzurri, la sua grande capacità di ascoltare in modo profondo, totalizzante, ma anche la passione, l’accoglienza, la disponibilità, il suo saper infondere speranza, mostrati nel corso dei suoi interventi di supervisore al “Centro Speranza”, ci consentono di conservare di lui un ricordo davvero indelebile. Senza dubbio, il tratto peculiare della sua persona è il suo amore appassionato per coloro che sono i più fragili.

Tutto questo si unisce a delle domande che spesso, durante le supervisioni e riunioni di equipe, poneva a noi operatori e che da allora ci accompagnano nel nostro lavoro: “chi è” il bambino, il ragazzo che ho davanti?  o anche “Perché viene fatto quello, perché viene fatto in un certo modo?” Ci ha fatto comprendere che l’ottica fondamentale è la cura dei passaggi specifici di cui quel bambino ha bisogno per migliorare le proprie organizzazioni e la valorizzazione del senso dell’esperienza che andrà a vivere.

Interrogarsi, riflettere sul senso dei propri interventi, operare correttivi, ha sicuramente una ricaduta nel processo di crescita intrapreso con le persone con le quali si opera. Mettersi in discussione è uno strumento in più per arrivare a, come affermava il Dottore, “Capire la normalità nelle persone con disabilità”.

I terapisti del Centro Speranza

 

 

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“In un grande uomo tutto è grande” (anonimo)

Il dottore Cantadori lo abbiamo conosciuto e apprezzato… temuto, di quel timore reverenziale che si riserva solo alle “grandi persone” perché il Dottore era una persona “grande” che ha cercato con modo pacato, fermo, amorevole, determinato e professionale, di trasferirci il suo sapere, per lavorare e agire con competenza e amore nei confronti di chi ci viene affidato. Ci diceva che dovevamo “adottare” quel bambino cioè doveva essere “pensato e accolto”. In termini pedagogici e perché no, spirituali, possiamo parlare di esperienza empatica che fa “allargare la propria esperienza così che sia in grado di accogliere l’esperienza dell’altro”. Per lui la persona fragile non è un “caso clinico” ma una persona che va accolta e amata.

Cantadori sapeva darci una lettura umana e scientifica di ciò che osservava durante le supervisioni. I suoi occhi, durante le osservazioni, inseguivano le nostre azioni e con la sua capacità empatica entrava in connessione intima con i nostri bambini e ragazzi. Osservava i loro comportamenti ascoltando attentamente i loro vocalizzi e le loro parole, i loro respiri… fino a coglierne la bellezza della loro interiorità.

Portiamo nel cuore la grande capacità del dottor Cantadori di fotografare il bambino che aveva osservato con estrema profondità, delicatezza e rispetto e di trasferirci, durante le riunioni di equipe, la lettura della persona dei nostri bambini o ragazzi con uno sguardo che andava oltre alla semplice descrizione. Una lettura globale, vista da diverse angolature, che sapeva cogliere la bellezza profonda della persona con disabilità. Il suo era uno sguardo che sapeva pro-vocare in noi il desiderio di tirare fuori il meglio, per poi tradurre le nostre azioni in atti educativi significativi nei confronti di chi ci veniva affidato per dare senso e significato alla loro esistenza.

Spesso il Dottore, durante i confronti informali, ci sottolineava che “in ciascun ragazzo si fondono fragilità e vera forza che li rende, al di là dei deficit e dei disagi, attivi promotori del loro sviluppo nella misura in cui l’approccio educativo e riabilitativo a loro proposto riconosca l’importanza di dare significato alle esperienze. Sono i bisogni del bambino, la sua realtà, le sue caratteristiche, le sue motivazioni l’elemento da cui partire per costruire un’esperienza o per offrire una proposta che diventi esperienza significativa per il bambino stesso.”.

Grande era la sua capacità di far comprendere concretamente il valore e il significato del T.P.G. e ancora oggi questo approccio rappresenta per noi il fondamento di ogni intervento educativo e riabilitativo. Una cosa è certa: una volta usciti da un incontro con il Dottore quel “tempo regalato” aveva pro-vocato positivamente il nostro operato educativo e la nostra stessa vita.

Concludendo, la riflessione che sempre ci portiamo dentro dalle esperienze di supervisione vissute con il dottore Cantadori e che ci guida ancora oggi è che “ogni comportamento delle persone non è una dimensione di vera abilità o una carenza, ma è una dimensione del nostro essere che esprime il bisogno della relazione. Questo cambia il modo di vedere i nostri bambini e ragazzi, che sono persone, al di là dei loro problemi”.

Desideriamo esprimere la nostra gratitudine, anche a nome dei nostri ragazzi e delle loro famiglie, per l’insegnamento che il Dottore Cantadori ci ha lasciato in eredità.

Educatori del Centro Speranza

[1] Madre Speranza, Collevalenza El Pan 8, n.1063.

[2] Filosofa tedesca, di origine ebraica, 1922 si convertì al cattolicesimo entrando nel convento carmelitano di Colonia nel 1933. Morì nel campo di concentramento di Auschwizt nel 1942.