L'Oasi Rosa, gruppo di mutuo aiuto

L’Oasi Rosa, un gruppo di auto aiuto tutto al femminile

L’Oasi Rosa, un gruppo di auto aiuto tutto al femminile

Grazie ai gruppi metodologici avviati al Centro Speranza da un paio di anni, alcune mamme hanno iniziato un percorso di crescita improntato sulle tecniche dell’auto aiuto, costituendo un gruppo. L’Oasi Rosa è il nome che hanno scelto per descrivere la comunità del loro gruppo di auto aiuto. Il nome, non a caso, è una metafora che rappresenta la natura dei loro incontri, esclusivi, tutti al femminile, e allo stesso tempo si svolgono in modo protetto: sono quiete, conforto, pace, sollievo, libertà.

Lavorando insieme si cresce e si affrontano le problematiche legate al carico di sofferenza, delusione, paura e isolamento. Le testimonianze che abbiamo raccolto da alcune di loro, rivelano il senso di accoglienza che hanno provato nel gruppo, la nuova carica data dal fatto di essere coinvolte in prima persona nel percorso educativo del figlio, la sicurezza che nasce dall’essere istruite con tecniche e metodi da utilizzare anche a casa, per continuare a lavorare con il proprio figlio e aiutarlo a fargli fare tanti piccoli progressi, un passo dopo l’altro.

Cosa mi ha dato il gruppo? L’opportunità di incontrarci con l’altro, specchiarsi negli altri che hanno il tuo stesso problema. Condividere con gli altri genitori stessi problemi legati agli altri figli, sentirsi ascoltati. Leggere se stessi, avere la proiezione di ciò che si è, condividere il percorso con un’altra mamma che sta vivendo un percorso difficile.

In che modo mi sta aiutando in questo momento? Mi sento più carica, con più forza nell’affrontare la vita, più arricchita. Durante le riunioni del gruppo si toccano degli argomenti che domani io potrò affrontare diversamente, come l’adolescenza, e il rapporto con i suoi fratelli. Ricevo consigli, suggerimenti. Il darsi con sincerità mi aiuta a non giudicare. Nel gruppo esamino ciò che mi è accaduto, l’effetto che ha avuto in me. Le giornate le vivo in funzione degli altri, sono come un robot, qui no. Per me, poter partecipare a questi incontri è un momento che dedico a me stessa, per uscire dalla quotidianità. Sono due ore di libertà e sono “giustificata” ai miei occhi e a quelli della mia famiglia, perché sono due ore per me e, allo stesso tempo, faccio qualcosa che serve alla mia famiglia, ai miei figli. Diversamente da quando invece faccio altro, e mi sento in colpa perché sto bene. Grazie alle riflessioni che emergono, riesco a lavorare sul mio stress ogni mattina. Vivo con il mio stress, ma non gli faccio prendere il sopravvento.

Cosa mi aspetto? Il gruppo mi ha spinto in fasi contrastanti, portandomi dal desiderio di voler partecipare al voler esserne fuori. Finché il senso di solidarietà è emerso dall’incontro e dal confronto con le altre esperienze. Quando una di noi si è trovata in difficoltà l’ho sostenuta, non mettendomi nei suoi panni, ma affiancandomi a lei. È capitato poi, di trovarmi a “chiedere aiuto” a mio marito, un gesto che definirei essere stato un ”apri pista”. Ho colto l’importanza del lasciare spazio al suo rapporto con i figli e alla sua libertà d’azione. Questo è ciò che definirei vivere nella sincerità delle emozioni. Il mio obiettivo ora è imparare a ottimizzare le mie capacità.

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