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L’elemento Acqua come mezzo preventivo, educativo e terapeutico

L’acqua è il nostro primo ambiente vitale e ritrovarlo costituisce sempre un’ esperienza emotivamente ricca. L’ambiente acquatico è soggetto e oggetto di pratica, osservazione, sperimentazione e ricerca da parte di molti operatori delle professioni di aiuto alla persona e  rappresenta oggi uno dei setting riconosciuti a pieno titolo per la realizzazione dell’intervento educativo-preventivo e terapeutico.

Il corpo in acqua si muove secondo le leggi fisiche che essa pone e impone e, contemporaneamente, in acqua avvengono processi di adattamento. L’acqua contiene, sostiene e avvolge; in acqua il corpo acquista leggerezza grazie alla galleggiabilità e questo permette di recuperare piani percettivi che in altri contesti non si potrebbero manifestare. Le diverse possibilità di movimento, il tatto e /o il contatto, la tridimensionalità, sono tutti fattori che ci inducono a considerare l’acqua come un elemento privilegiato, che può essere determinante per le persone con disabilità. In particolare gli obiettivi della psicomotricità in acqua saranno quelli che riguardano :

  • L’acquisizione di una migliore percezione e conoscenza del proprio corpo, favorita dalla maggiore stimolazione sensoriale.
  • La scoperta del corpo in acqua come “strumento” di comunicazione ed espressione, che permette di entrare in relazione con se stessi e gli altri
  • La sperimentazione, grazie al contesto acquatico, di esperienze psicomotorie ricche e differenziate che permettono l’attivazione motoria e comunicativo-relazionale

Non andranno inoltre  trascurati i momenti nello spogliatoio che precedono e seguono l’ingresso in acqua in cui sarà possibile sostenere e potenziare le autonomie personali e la cura di sé.

Le Psicomotriciste Carla Cavalletti e Rita Serpericci

Michela Bardani, laureata in Scienze Motorie, ci parla invece dell’idroterapia come mezzo di preparazione fisica ad un intervento chirurgico e come mezzo efficace nella fase di ri-educazione post-operatoria o di mantenimento con la ginnastica AFA (Attività Fisica Adattata) molto utile in pazienti affetti da malattie degenerative o che hanno subito traumi.

“La spinta dell’acqua, ci dice Michela, permette di riprendere prima gli esercizi di deambulazione alleggerendo il peso gravante sulle articolazioni e migliorando l’irrorazione del tessuto cartilagineo. In acqua si ha una minore attivazione dei recettori che controllano il tono posturale facendo recuperare lo schema motorio del cammino prima di quanto si possa fare in palestra ottenendo una migliore e più precoce rieducazione al movimento. La pressione idrostatica migliora l’equilibrio e la propriocezione come capacità di regolare la postura e il calore dell’acqua, temperatura compresa fra i 31-35° C, agisce sulla vascolarizzazione dei tessuti migliorando l’ossigenazione e il recupero muscolare.”

Michela Bardani, Dottore in Scienze Motorie

A Cristina Pettinari, fisioterapista abbiamo chiesto qual è il significato dell’attività in acqua per persone con gravi disabilità come Rosario. Perché entrare in acqua se non si può nuotare e fare esercizi?

Nelle situazioni come quella di Rosario che non può muoversi autonomamente e necessita di un sostegno costante l’acqua rappresenta un momento di benessere importante. Quando ci si immerge il corpo diventa straordinariamente leggero, non ci sono punti di contatto costanti e obbligati come su un letto o una carrozzina. Si può essere mobilizzati globalmente e senza dolore. Le rigidità corporee diminuiscono e i movimenti diventano fluidi e armoniosi. La proprietà viscosa dell’acqua accoglie, sostiene, accarezza e massaggia. Il corpo invece riesce a restituire sensazioni piacevoli e le orecchie immerse a pelo d’acqua attutiscono i rumori dell’ambiente tanto che è possibile ascoltare le sensazioni che provengono dall’interno. Si possono sperimentare passaggi posturali in modo agevole e non macchinoso come fuori.

Scivolando sull’acqua si possono sperimentare velocità e direzioni diverse come quando si passeggia, cammina e corre. Il terapista in tutto questo quasi scompare, accompagna e asseconda i movimenti del corpo; non forza, non obbliga e soprattutto non crea disagio, tensione o paura. Nulla deve dare sensazioni spiacevoli.

Si entra in acqua…un sospiro di sollievo e liberazione e poi si  inizia “finalmente” a danzare accompagnati da mani sicure e discrete.

Cristina Pettinari, Fisioterapista

 

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