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L’educatore: un fiume in piena

 “Pantarei os potamos”tutto scorre come un fiume” affermava Eraclito, filosofo dell’antica Grecia, volendo definire il concetto del divenire del mondo e delle creature che lo abitano. Tutti gli uomini sono in divenire, cioè hanno sempre qualcosa da imparare da se stessi, dagli altri, dal mondo che li circonda e dalle esperienze vissute. Il lavoro dell’educatore è teso a verificare e incitare il divenire delle persone di cui si prende cura. Queste ultime non sono spugne che assorbono passivamente, bensì devono e vogliono essere motivate a partecipare attivamente al cambiamento. Il divenire tuttavia, non è solo dell’assistito, bensì anche dell’educatore e del suo lavoro.

L’equipe del Centro Speranza adotta la metodologia del Trattamento Pedagogico Globale: un intervento terapeutico-educativo che si propone come obiettivo lo sviluppo armonico della persona nella sua dimensione individuale, relazionale e spirituale. Esso parte dal presupposto che ogni persona è un’unità che ha valore assoluto. Ogni proposta educativa rispetta e valorizza l’essere di ognuno e la sua originalità. Ne consegue che nessun intervento settoriale può essere benefico se non tiene conto della persona a cui è rivolto e della sua globalità. Un intervento globale, quindi, è portato avanti da un team di esperti tra cui l’educatore professionale.

All’interno di questo delicato gruppo di lavoro, l’educatore è il perno su cui poggiano le altre figure professionali perché, coordinando la classe dei ragazzi disabili, raccoglie le informazioni educative e svolge il delicato lavoro di osservazione e valutazione. È la persona che, vivendo la quotidianità, conosce l’unità e l’originalità di ogni persona facente parte del gruppo classe. «L’educatore o l’educatrice, ha il delicato compito di stabilire con la persona disabile la relazione, stabilita tale relazione, l’educatore diventa per il ragazzo disabile lo specchio positivo».

La fiducia e la sicurezza sono quindi alla base di questo delicato passaggio. L’educatore si serve di vari strumenti per stabilire il rapporto di fiducia, tra questi le attività occupazionali. Il laboratorio della ceramica, ad esempio, ha una valenza emotiva ma soprattutto motivazionale.

Altra prerogativa dell’educatore è la flessibilità. Periodicamente l’educatore guarda e analizza il suo lavoro e riprogetta i campi esperienziali. Per far questo, il suo lavoro è caratterizzato da una continua ri-significazione (dare nuovo significato) e da una continua revisione del percorso fatto. Quando l’educatore elabora un progetto riabilitativo individuale è consapevole che questo non sarà lineare, ma circolare, e ciò presuppone una continua rivalutazione degli obiettivi raggiunti o che si intendono raggiungere, l’educatore esegue quella che professionalmente viene denominata valutazione.L’educatore si prende cura delle persone che ha di fronte. “Aver cura” secondo alcuni autori, vuol dire “mettersi in dialogo con tutta la persona, considerando l’individuo e non solo il suo problema. Una persona è sempre molto di più del suo problema e la relazione va necessariamente oltre i confini della diagnosi”. La cura che gli operatori del Centro Speranza prestano ai bambini e ragazzi assistiti è da intendersi quindi non solo nell’accezione medica ma, anche, in quella affettiva.

Il lavoro dell’educatore è delicato e racchiude una mole enorme di valori e competenze: preparazione, responsabilità, comprensione, amore, pazienza, attenzione, autocontrollo. Non guasta sicuramente un mix di disciplina e ironia, autorevolezza e umorismo. Ma tutto ciò probabilmente è mosso da una grande umanità e intelligenza, virtù necessarie a chi si prende l’onere di “condurre fuori”. «Educare è arte, empatia e tecnica. Bisogna avvicinarsi alle persone con disabilità, abbandonando categorie, seguendo uno spazio libero interiore, per capire le sue richieste, i suoi bisogni».

 

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