La lettera di Carmelo Comisi per la 29° Camminata della Speranza

Disability Pride Italia Onlus

Vittoria, 4 settembre 2018

Salve a tutti,

come fondatore e coordinatore del Disability Pride Italia sono lusingato di poter rappresentare la nostra giovane realtà, scelta come Main Partner della 29ª edizione della Camminata della Speranza. Purtroppo però, dovrò per questa conferenza stampa affidare le mie parole ad una lettera, dato che proprio oggi (giorno 11 settembre) sono da poco arrivato a Roma, di ritorno dalle vacanze estive.

Ad ogni modo, condivido pienamente le finalità dell’iniziativa che si svolgerà giorno 16 settembre a Collazzone e certamente avrò il piacere di essere con voi Domenica verso l’ora di pranzo, non riuscendo, pur volendolo, ad essere lì prima.

Da questa mia impossibilità ad essere presente in orario, possiamo prendere le mosse per parlare dell‘importanza dell’effettiva attuazione della Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili che, bisogna sempre ricordare, fa parte del nostro corpus legislativo dal 2009. Infatti se la Convenzione fosse rispettata (e così anche parecchie normative precedentemente promulgate dal nostro Paese) io non avrei bisogno dei miei genitori e della loro costante assistenza per svolgere le mie attività ma, così come avviene nei Paesi Civili, avrei degli assistenti personali che potrebbero aiutarmi nell’igiene personale, negli spostamenti e in tutte quelle cose di cui ha bisogno una persona paralizzata quasi completamente dal collo in giù.

Di conseguenza sarei più veloce nella mia quotidianità, oltre al fatto non trascurabile di poter sgravare i miei genitori da un onere che in questi lunghi anni dedicati ad assistermi gli ha sottratto la possibilità di poter vivere la loro vita.

Quindi ben vengano tutte le manifestazioni che, come la Camminata della Speranza, cercano di portare all’attenzione dell’opinione pubblica quelli che sono i Diritti delle Persone con Disabilità; che peraltro, come si diceva, sono già sanciti sia in Italia che in molti altri Paesi del Mondo, ma che ancora non vengono messi in pratica.

Questo rivendicare diritti acquisiti sulla carta ma non attuati in pratica è il principale motivo per cui è nata l’iniziativa internazionale chiamata Disability Pride, che attualmente si svolge ogni luglio in contemporanea a New York, a Brighton e adesso anche a Roma (dopo essere stata, in Italia, itinerante nei primi anni).

Ma insieme all’esigenza di sottolineare, a livello Globale, che le persone con disabilità e le loro famiglie fanno parte integrante della Società Civile e vogliono avere la possibilità di parteciparvi senza rimanerne, a causa di una politica non attenta alle nostre esigenze, relegati ai margini, come Disability Pride Italia abbiamo già incominciato a costruire un presidio permanente, di singoli, associazioni ed enti di vario genere, che lavorano attivamente per il cambiamento Culturale e Istituzionale che sta a monte dell’effettivo inserimento delle persone disabili in società.

Come sicuramente sapete ci sono infatti molte realtà (più o meno piccole), un po’ ovunque in Italia, che organizzano piccole o grandi iniziative, per promuovere la cultura dell’integrazione: Noi siamo tra queste!

La nostra idea è quella di lavorare in sinergia, con quanti sono disposti, per fare quanto più clamore mediatico possibile e trasmettere le nostre rivendicazioni all’opinione pubblica, per arrivare così in maniera incisiva alle orecchie di chi amministra le nostre Città, le nostre Regioni, il nostro Paese.

Allo stesso modo, ovvero portando per le strade e sui media il nostro Mondo con le nostre attitudini, le nostre speranze, i nostri sogni, le nostre paure, insomma con noi stessi, il movimento internazionale del Disability Pride vuole (come voi d’altronde) far capire a chi ancora non lo sa che la vastissima comunità delle persone con disabilità è semplicemente un microcosmo, nel quale si riflettono tutti gli aspetti che ci sono nel resto della società, non un mondo alieno di cui aver paura.

Tutto questo magari a noi può sembrare un’ovvietà ma non è così per chi non conosce; dopotutto sappiamo bene che dove non c’è conoscenza nasce l’intolleranza, il razzismo, l’appiattimento dei giudizi verso gli altri, perché la gente comune preferisce per comodità uniformare quello che non conosce dandogli una semplice etichetta, senza vedere invece la varietà che si nasconde nei singoli individui.
Per istruire il grande pubblico alla “cultura del diverso” i mezzi di comunicazione di massa potrebbero avere un ruolo fondamentale, però, come purtroppo sappiamo, spesso quando nei mass-media si parla di disabilità lo si fa ancora o in termini pietistici (puntando i riflettori su quello che viene comunemente definito “caso umano”) o elogiativi (celebrando in particolar modo lo sportivo con disabilità), quasi mai si parla della quotidianità delle persone con disabilità.

Vivendo da quasi 22 anni una condizione di grave disabilità, che non mi consente di fare sport a livello agonistico ma nemmeno di essere il classico “caso umano” che si fa intervistare per raccontare le sue sventure (pur avendone anche troppe), mi sono più volte interrogato su quale strada seguire per uscire dalla periferia della vita nella quale sono costretto e l’unica praticabile è quella di coinvolgere quante più persone possibili in questa lotta per i diritti civili, per l’emancipazione di un’intera categoria (ovvero quella delle persone con disabilità), perché solo l’altro, il prossimo, può aiutarci ad abbattere le ancora imperanti barriere culturali.

Non volendo comunque dilungarmi troppo, in questa sede, su queste questioni che mi auguro si voglia affrontare prossimamente insieme, vi mando un grosso abbraccio ed un in bocca al lupo affinché si riesca ad ottenere un successo in termini di presenze per la 29ª Camminata della Speranza.

Mi troverete ad aspettarvi alla fine della marcia, ansioso di conoscervi!

Carmelo Comisi

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