Amare sempre intensamente il reale

Un futuro migliore inizia dai giovani!

Anche quest’anno abbiamo avuto la preziosa opportunità di accogliere nella struttura del Centro Speranza sei giovani volontari appartenenti ai Giovani Amore Misericordioso che si ritrovano presso il Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza per il Campo Servizio Giovani. Il Campo Servizio Giovani è un’esperienza di convivenza in cui i giovani sono chiamati a mettersi in gioco completamente nella fiducia, nella disponibilità e nell’ascolto per servire la Chiesa e gli ultimi.

Ogni anno si aggiungono nuovi servizi rivolti ai vari bisogni del nostro territorio e delle comunità locali ma resta invariata la scelta da parte degli educatori dell’equipe di Pastorale Giovanile e Vocazionale della Famiglia dell’Amore Misericordioso di inviare un piccolo gruppo di giovani volontari presso il nostro Centro dove il contatto con la disabilità e il contesto educativo molto professionale e stimolante li aiuta a riflettere e fare esperienza di una vera e propria “promozione della persona”.

Gli educatori cercano per loro esperienze di vera crescita nella certezza che “Un futuro migliore inizia proprio da loro…i giovani!”

Al termine dell’esperienza i ragazzi hanno rilasciato questa testimonianza dell’esperienza vissuta.

 

La scoperta della disabilità come mezzo e non limite per l’ autocoscienza.

Durante l’ultima settimana di Luglio in occasione del Campo Servizio Giovani tenutosi a Collevalenza dal 23 al 30 del medesimo mese abbiamo avuto la straordinaria possibilità di entrare in contatto con i ragazzi del Centro Speranza; siamo stati divisi nelle varie classi che li ospitano, in modo da poter far totale esperienza della realtà che agisce in questo luogo unico dove il pietismo lascia spazio alla promozione. Il nostro sguardo si è quindi potuto estendere dai più autonomi fino a quelli che necessitano delle più elementari e fondamentali cure. Vedere e accompagnare queste persone attraverso un percorso che porta il nome di Dignità, il trattamento pedagogico globale, che poggia le sue basi sulla relazione empatica tra educatore e ragazzo ha cambiato la nostra prospettiva, ribaltando i canoni comuni di ‘normalità’ e ‘possibilità’.

Ognuno di noi è stato colpito dalla grande esperienza di educatori, terapisti e personale tutto che con pazienza, volontà ed estrema professionalità aiutano i ragazzi ad inserirsi in situazioni che rispecchiano il più fedelmente possibile situazioni di vita reale: interagire con il prossimo, valutare consapevolmente le proprie azioni, prendere atto della propria persona, del proprio io. Ed è questo il punto e il maggiore ostacolo! Attraverso gli stretti legami tra educatore/volontario/ragazzo si cresce ogni giorno, si avanza lentamente nel progetto di reinserimento: ognuno di loro è una persona, con i propri sogni, la propria anima e la sua inviolabile dignità. Il lavoro che più ci è costato fatica non è stato lo stare insieme ai ragazzi e passare con loro del tempo tra attività e dialogo ma saper vedere dietro la malattia, nei loro tempi tutti speciali, nei loro piccoli gesti, nel loro modo di esprimere emozioni e percepire sensazioni la meravigliosa persona che li abita. Un’ esperienza quindi che rovescia se stessi, sacrifica le proprie comode illusioni sull’altare di una scomoda verità carica però di emozioni. Noi ragazzi abbiamo pianto, pianto per la paura nell’impatto del nostro ideale con la quotidiana realtà della malattia, pianto per la gioia di un sorriso, pianto per l’ amore contenuto in un abbraccio che si è rovesciato sulle nostre piccole e giovani spalle.

La Bellezza Vera: vedere Cristo nel restituito bagliore di stupendi occhi che avevano dimenticato di esistere.

Un grazie a tutti di cuore.

Elisabetta, Noemi, Letizia, Francesco (Ciccio), Denisa e Vittorio.

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